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Recensione

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Su il sipario sui sentimenti

Il Baxta Festival, dopo i primi spettacoli andati in scena, ha già fatto capire quanto sia apprezzato il  buon teatro, visto il sold out di ogni rappresentazione.
Le ambientazioni naturali - le dorate piazze, Giovanni Paolo II a Poggiardo e Dante a Vaste, oppure la macchia mediterranea a SS. Stefani – sottolineano e rendono merito alla coraggiosa, doppiamente coraggiosa scelta degli organizzatori. Perché, in questi tempi di tagli e di ristrettezze, la Cultura e il Teatro sono tra le prime teste a cadere, oltre al diffuso principio di utilità che tanto prevale nel valutare le iniziative e che guarda al classico (il latino, il greco, la letteratura) come a cose tutte superate, cose d'altri tempi e non al passo con la modernità.
Invece no!
Agorà e collina, da qualche sera, intrattengono e fanno dialogare l'attento pubblico con i miti e con le imago del lontano passato che ancora tanto hanno da dire.
"Ricordare è non morire" ammonisce in un passaggio l'attrice-regista Rosaria Ricchiuto della Compagnia Solatia, nella sua "Donne fra mito e tragedia". E lo stesso fa Fredy Franzutti con il Balletto del Sud, mostrando l'urgenza attuale di recuperare alla memoria e al ricordo il dramma personale per superare la tragedia collettiva. Il moderno Edipo Re lo fa con le libere associazioni nel setting di terapia accanto alla psicologa (efficace la sequenza del tocco che, uno dietro l'altro gli attori si danno, per animarsi, e che fa pensare all'emersione della catena associativa).
Le narrazioni mitiche (le tragedie di Tebe, il cavallo di Troia, l'immolazione di Ifigenia, il mito di Euridice, il sacrificio di Alcesti, la vendetta di Clitemnestra, la furbizia di Fronesio, ecc.)  consentono di vivere, se le si ascolta.
Le storie lette e le vicende raccontate insegnano a venire a contatto con  le emozioni, con quegli eventi psichici frutto di risonanze e di riverberi intimi, che altro non sono che le risultanti dell'interazione Io-Mondo. Quando si attua il riconoscimento delle emozioni (che si tratti di rabbia, paura, timore, ira, gioia, vendetta), si fa loro compiere una crescita: non più impulsi nebulosi e selvaggi che schiavizzano, ma discernimento modulato che libera dal giogo istintuale e fa approdare al sentimento, ai sentimenti, resi tali dall'intervento del pensiero superiore (la cognizione).
L'evoluzione e la costruzione della Civiltà sono in questo passaggio di affrancamento dall'impulso che diviene consapevolezza sentimentale, tanto degli stati d'animo bui e tanto di quelli luminosi. I miti mostrano tutti i sentimenti, li avvicinano alla sensibilità umana e li rendono più comprensibili. Il rischio, altrimenti, è l'afasia sentimentale, l'incapacità di risonanze emozionali dall'interno del proprio Io, il blocco e l'apatia psichica.
Le imago danno la possibilità di seguire i percorsi dei sentimenti, vederli mischiarsi, confondersi, fondersi, separarsi, emergere. Danno la possibilità di constatarne gli esiti, in virtù di colleganze e di intrecci, e di avere esemplificati e incarnati i punti di arrivo, di ritorno e di non-ritorno.
I miti descrivono e palesano la genesi e l'andamento dei sentimenti: come essi nascono, crescono e si risolvono, a favore o contro l'economia della mente.
"Truculentus", con Eleonara Brigliadori e gli altri bravissimi attori, enfatizza ancora di più questo gioco delle immedesimazioni, questo calarsi nelle parti – e quindi nei sentimenti dei personaggi, per poterne fare tesoro – perchè ogni artista ne impersona più di uno; ciascuno entra ed esce ripetutamente, con cambi d'abito, di postura, di voce, per essere Astafio, Diniarco, Callicle, Fronesio, Truculentus e le altre figure.

Ben vengano allora il teatro, il classico e la letteratura che – lungi dall'essere materie morte –  sono linfa di crescita e di civiltà.
Lunga vita al Baxta Festival!


Poggiardo, 31 agosto 2011
Marianna Burlando

 

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